martedì 20 ottobre 2015

Tutte le immagini portano scritto: "più in là!"



Oggi vi voglio parlare di una delle mie poesie preferite, di cui apprezzo particolarmente gli ultimi versi, che hanno fatto parte della mia tesina di maturità associata alla foto che vedrete alla fine. Quindi condivido i miei pensieri sulla vita e la poesia, senza pretendere che essi siano giusti o sbagliati. Siete liberissimi di criticare e lasciare la vostra opinione!

Dunque perché vi parlo di una creazione di Eugenio Montale?

Molti di voi potranno pensare che discutere di poesia e specialmente di un autore che viene studiato a scuola, possa essere noioso ma non sono qua per farvi l’analisi del testo. Personalmente credo che una delle ultime cose che si debba fare quando si ha di fronte una poesia sia farne proprio la parafrasi e analizzarla.
Di certo Montale non aveva come fine primo quello di far diventare matti gli studenti tra rime, allitterazione ecc., quindi sorvoliamo!

Iniziamo dunque: cos’è la poesia?

È forse estetica? Puro intrattenimento? No. La poesia è evasione, fuga da quella realtà che non corrisponde alle nostre aspettative, quella realtà con cui Montale e molti altri poeti sono in disarmonia.

Cosa rappresenta dunque questa poesia?
Vi lascio il piacere di leggerla, prima di esporvi il mio punto di vista.

Maestrale

S'è rifatta la calma
nell' aria: tra gli scogli parlotta la maretta.
Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma
a pena svetta.

Una carezza disfiora
la linea del mare e la scompiglia
un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora
il cammino ripiglia.

Lameggia nella chiara 
la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata
e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia 
vita turbata.

O mio tronco che additi,
in questa ebrietudine tarda,
ogni rinato aspetto coi germogli fioriti
sulle tue mani, guarda:

sotto l' azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perchè tutte le immagini portano scritto:
"più in là!".


Personalmente trovo a dir poco stupendi questi ultimi quattro versi in particolare. La foto che ho associato l’ho scattata durante uno dei miei viaggi e secondo me rispecchia la poesia. Vediamone insieme il significato.

Montale ci propone delle immagini: la costa tranquilla, le palme che ornamentano le strade e i giardini, il mare con piccole onde create dal delicato vento. Immagini di una realtà tranquilla, dolce e armoniosa, illusoria e inconsistente.
Come uccelli di mare, voliamo nel cielo leggeri guardando quello che ci aspetta, che ci circonda. Queste immagini, che compongono la realtà, non bastano all’ uomo, che cerca costantemente la libertà, l’imprevisto, altro, qualcosa di più. La quiete del paesaggio non riflette le inquietudini, il turbamento della vita.

Proprio come nella sua altra poesia “Forse un mattino andando in un’aria di vetro”, ci ritroviamo di fronte a una realtà che non esiste ed è come uno schermo che proietta immagini ma che, alla fine, non è nulla. “Qualche” uomo è come un uccello di mare, vola nel vuoto, insoddisfatto contemplando dal cielo la carcassa del mondo con gli occhi del poeta.

La foto l’ho scattata alla fine della quarta liceo, durante un viaggio con mio padre. Andammo in Perù per un congresso di medici e veterinari e una volta terminato, passammo qualche giorno nel mezzo della Foresta Amazzonica, oltre Iquitos, lontani dalla civiltà. Eravamo a bordo di una barca sul Rio delle Amazzoni, il cielo era coperto di nuvole ma un unico uccello volava nell’ aria osservando quello che lo circondava.

Guardava gli esseri umani sotto di lui, viaggiatori giunti in capo al mondo alla ricerca di qualcosa o di qualcuno, che sono scappati dalla realtà di tutti i giorni. Forse di sé stessi o di quella felicità che possono solo immaginare ogni singolo giorno. E dei loro sogni, irraggiungibili e lontani come le nuvole che solcano il cielo insieme a quell’ essere, non rimane che un’immagine distante, irraggiungibile se non si è un uccello di mare. E si continua a credere in quell’ illusione che è allo stesso la consapevolezza che causa il mal di vivere, che i sogni siano così vicini, eppure così lontani. Nel cielo, come le nuvole.

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro sogni hallo le forme delle nuvole.

Charles Baudelaire


2 commenti:

  1. Bellissima :) interpretazione che condivido. Si scrive per impreziosire un attimo, perche' urge parlarne, perche' non si ha altro mezzo che lasciare un "po' piu' in la" le proprie immaginazioni...

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    1. Esatto :) mi sembrava meraviglioso condividere quesa mia riflessione e vedere se per gli altri aveva lo stesso significato.

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