Come avrete notato, sono stata un po’ assente nelle ultime due settimane. Non
mi dilungherò a spiegare i singoli motivi se no non finisco più, ma diciamo che
tra lutti, festività, lavoro, parentame e studio ho avuto pochissimo tempo, un
nervoso che non potete nemmeno immaginare e l’ennesimo periodo stancante. Ma
basta chiacchiere, di cosa voglio parlarvi oggi? Delle festività appena passate
secondo il mio punto di vista.
Iniziamo con il giorno tanto amato dai
bambini: il Natale.
Molti di noi detestano il Natale: parenti
ovunque, una fatica incredibile a preparare pranzi, cene, soldi che vanno via
in regali, bagno intasato a causa della marea di cibo ingurgitato e così via.
Fino a un po’ di tempo fa nemmeno a me piaceva questa festività per diverse
ragioni: non sopportavo i commenti dei parenti, il consumismo che spinge la
gente a scialacquare soldi inutilmente, l’ipocrisia delle persone e il
celebrare un evento religioso di cui mi interessa poco o niente. Sarà poi che
anni fa, quando avevo 13 anni, a mia madre in questo periodo fu diagnosticato
il cancro con cui lottò per anni, riuscendo a vincere nonostante le mille
complicazioni, cosa che mi ha reso ancora più acerba questa festa.
Insomma, non ho mai trovato nulla di
bello se non quando ero una bambina e preparavo i biscotti con mio padre il 24,
aspettavo i regali da Babbo Natale e li scartavo con gioia giocando poi con la
mia sorellina, di 4 anni più piccola di me.
Ma poi il periodo dell’infanzia, dove
tutto è meraviglioso e le responsabilità sono lontane, e quello dell’adolescenza,
duro e confuso, per non dire quasi strano, finiscono e si inizia a vedere il
mondo sotto una luce differente.
È il secondo Natale in cui provo piacere
nel rivedere i miei parenti, nonni, cuginetti e zii che non vedevo da mesi per
diverse ragioni, anche per il fatto che ormai vivo per conto mio a chilometri
di distanza per via dell’università.
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| I miei cuginetti. |
Rivedere i miei parenti mi ha fatto sin
effetto questa volta. Vedo le persone cambiare con il tempo, nonni e zii
invecchiare, cugini crescere, altri parenti sposarsi e altri ancora purtroppo
andarsene. E al pranzo di Natale inizi a far caso alle persone: lo zio avvocato
ormai in pensione che per occupare il tempo crea champagne e liquori a cui dare
i nomi più imbecilli, racconta barzellette che durano delle ore, ricamate come
se fossero state preparate nello stesso modo di un discorso da fare in
tribunale; la zia che elogia le sue doti e sa tutto di tutti come se fosse un
investigatore dell’ FBI; i cuginetti che iniziano ad andare a scuola, a parlare,
che smettono di credere in Babbo Natale e ormai sono diventati troppo pesanti
per essere presi in braccio per giocare; la nonna ipocondriaca che chiede un
massaggio per far passare i dolori alla schiena mentre ti fa l’ interrogatorio
sulla tua vita amorosa.
Insomma, il tempo passa e nonostante
questo giorno si ripeta per decenni nella vita di ciascuno di noi assolutamente
nello stesso identico modo tra cene, pranzi, regali imbarazzanti discorsi
invadenti ecc. è come se fosse un momento per fare il resoconto della vita, degli
anni che corrono via così veloci senza fermarsi, del cambiamento.
E poi arriva il fatidico Capodanno.
Dopo il Natale con i familiari è quasi d’
obbligo passare l’ultimo giorno dell’anno a bere come se non ci fosse un domani
in compagnia degli amici. Ecco sarò sincera: non ci vedo nulla di così
importante nel festeggiare la fine di un anno.
In primis non sopporto il conto alla
rovescia in televisione. Poi apri i social e vedi immagini di riepilogo del
2015, ricevi settecentomila notifiche di auguri di gente che senti 2 volte all’
anno per compleanno e anno nuovo. Persino Facebook ti propone una raccolta
delle tue foto da pubblicare in automatico dal titolo “Anna il tuo 2015 in
breve”, come se un social sapesse cos’ è veramente successo nella mia vita.
Caro Facebook,
selezioni le foto dove sorrido o sono ben
agghindata, le immagini dove sono stata taggata e che hanno un certo numero di
like, commenti e condivisioni. Fai sembrare il mio 2015 splendido, un anno dove
ho solamente sorriso e scherzato. Ma sai forse degli amici e amori che mi hanno
tradito? Sai forse di tutti i sacrifici fatti per lavoro e università? Sai il
mio stato di salute? Sai di tutte le persone, amici, parenti, conoscenti e
animali che adesso non ci sono più? E dimmi, caro Facebook, sai quante lacrime
sono scese? No. Quindi perché dovrei far vedere a tutte le persone che mi
seguono il resoconto secondo te, del mio ultimo anno? Non sei tu che vivi la
mia vita e non lo sarai mai.
E questo molte persone non l’hanno
capito. I social vanno bene per condividere pensieri ogni tanto, per lavoro e
rimanere in contatto con alcune persone. I social non sono la tua vita quindi è
bene secondo me non averne un attaccamento morboso.
Ma siamo passati da parlare dell’ultimo
giorno dell’anno ai social, quindi torniamo a noi. 365 giorni
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| Opera della mia figlioccia Bianca. |
sono tanti e allo
stesso tempo non sono nulla. Qual è il valore di un anno nell’ immensità dell’universo,
nella vita di un essere umano? Nullo forse, ma in realtà è come un respiro: se
viene esalato da una persona malata, triste e consapevole che potrebbe essere
uno degli ultimi allora varrà come una vita. Ma se questo respiro è di una
persona che è sicura di averne ancora migliaia, miliardi di fronte a sé allora
non farà nessuna differenza.
E qui ci differenziamo: dal nostro modo
di vivere e dalla nostra posizione sulla linea del tempo della nostra
esistenza.
Quindi qua traggo le mie conclusioni: che
importanza ha festeggiare la fine di un anno e l’inizio di un altro?
Dipende da ciascuno di noi. Per me è
stato un anno di tradimenti, dolore, tristezza, fallimenti, addii e fatica, ma
passato in compagnia di persone che hanno reso queste esperienze una forza e le
hanno tramutate in un ricordo che mi porterò dietro affinché non dimentichi e
non ricada negli stessi errori. È stato un anno di speranze: morte o tramutate
in sogni che plasmeranno i prossimi anni e i miei pensieri, le mie scelte.
Per me è stato un anno, che è diventato
un sospiro, uno dei tanti della mia vita.
Grazie per aver letto il mio pensiero e buon anno nuovo a tutti!
2015: BEHIND THE SCENES
Pensavate che l’articolo fosse finito
qua? E invece no! Ecco a voi i momenti migliori e i più imbarazzanti del 2015
della vostra Blogger fuori di testa! :)
Per me è stato un anno di viaggi: qui per esempio ero lungo il Camino di Santiago. 150 km condensati in pochi giorni sono da imbecilli...
È stato poi un anno di lavori per trasferire la snake room e aprire il mio piccolo studio, dove tengo i miei libri e animali.
E ovviamente anche l' università ha avuto la sua parte... dal camice chirurgico fino alle eterne pratiche in laboratorio e quelli conosciuti come ''idiot love blob lab partners''.
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| Con il mio dolce Pegaso a spalle |
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| Pratica devastante in fattoria |
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| Biochimica 3, tra virus ed epatite C |
Facce imbecilli dopo aver passato 15 ore in università no stop...
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| Credit by Yuval |
I concerti e le serate ad ascoltare rock e jazz con gli amici.
I coinquilini e le visioni idilliache quando torni a casa: una bomba è esplosa in salotto. Notare il topo di pezza dell' Ikea appeso a testa in giù, il gatto che mangia vestiti sullo stendino e uno dei coinquilini che ripassa in mezzo ai vestiti.
L' amore per i miei animali... squamati, pelosi e chi più ne ha più ne metta!
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| Baci con Trifola |
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| Coccole col mio trovatello ormai cresciuto... |
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| Johnny e i bacini alla mamma baffuta... |
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| Si, ho una medusa di peluches in testa e una tartaruga in mano... |
Gli amici che mentre dormi ti puntano un pene-pistola in faccia...
E le storiche amiche con cui si va in viaggio e che ti seguiranno sempre, per non farti mancare i momenti imbarazzanti...
I viaggi con il gruppo di amici sciamannati...
Questo è stato in parte il mio anno, nessuna foto sui social perchè i like non ti rendono felice, ma mi permetto di condividerle ora, dopo tempo, per tenerle nella mente come ricordi.
Saluti dalla vostra amichevole blogger di quartiere ;)